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La bicicletta … e gli italiani

Tra amore e incomprensione

Nel paese delle biciclette da sogno e dei Maestri

Gli italiani e la bici, un rapporto complesso, tra amore esagerato e una incomprensione che può fermarsi a pochi centimetri dal disprezzo. Siamo il Paese delle bicicletta, lo siamo diventati facendo di necessità virtù. Abbiamo avuto il primato della tecnologia e della qualità per decine di anni. Ancora oggi nel mondo “Italia” resta sinonimo di bici da sogno e i costruttori italiani sono considerati dei Maestri. Siamo anche la nazione dove centinaia di migliaia di ciclo-amatori e appassionati macinano ogni anno la percorrenza media di una utilitaria. Ma quando si scende dal Settimo Cielo l’incanto finisce e polvere e ruggine diventano una costante.

Oltre il titanio l’abisso

Superiamo i domini di titanio, carbonio, leghe ultraleggere e tessuti aerospaziali delle bici in mostra a CosmoBike Show 2019: qui la bici è gioiello, amante, feticcio, compagna di tutto il tempo libero possibile, strumento di affermazione e/o rivalsa. Oltre questo si attraversa una terra di nessuno, popolata da non molti cultori della sostanza e dai crescenti adepti dell’e-bike. Si precipita poi nella povertà del parco bici circolante: la qualità si abbassa vertiginosamente, assieme ad una propensione alla spesa che si aggira su un misero 200,00 € a bicicletta e 20,00 € per un lucchetto!

A chiunque abbia a che fare per motivi professionali col settore bicicletta, saranno capitati amici e parenti che ti dicono che vogliono comprare una bici. Quando l’impegno delle mie intermediazioni produce risultati apprezzabili e un costo di tre o quattrocento euro l’interlocutore vacilla colpito dalla rivelazione che una bici non è un giocattolo. Per molti è difficile capire che un giusto investimento trattato con amore diventerà parte della famiglia. E’ vero che magari al supermercato con poco più cento euro ti danno una bici ma siamo su standard qualitativi minimi e lontani dal piacere di pedalare che solo una bici in ordine ti dà.

Bicicletta come mezzo di trasporto

La bicicletta è prima di tutto un mezzo di trasporto, elementare quanto geniale nella sua semplicità. La bici sta sulla strada, dove il binomio bici+ciclista rappresenta un elemento debole, e per certi versi mal tollerato. Se il pedone è principalmente vittima di distrazione, il ciclista è meno conosciuto e meno prevedibile. In tutto questo il mezzo è importante: gomme, freni, illuminazione e trasmissione efficienti sono imprescindibili, ma nella maggioranza dei casi il ciclista non sportivo è assolutamente inconsapevole. Le bici di tutti i giorni, quelle che circolano per strada, sono spesso raffazzonate con manutenzioni improbabili, luci rotte o assenti, catene secche, cambi bloccati, freni consumati o mal registrati, gomme sgonfie o consumate. Questa situazione moltiplica i pericoli e amplifica le criticità di un traffico esasperato, che da un uso quotidiano di massa della bicicletta avrebbe moltissimo da guadagnare e che invece la guarda come ad un “competitor” da rimettere al suo posto.

Ciclabilità: patrimonio comune

Per rendere la ciclabilità un patrimonio comune del traffico, non si dovrebbe essere obbligati a concepire ciclabili “in trincea”, infrastrutture che per costi ed ingombri limiteranno la rapida diffusione della bicicletta come mezzo complementare all’auto. Basterebbe un po’ di educazione stradale, nemmeno tanta, e il rispetto di chi dallo scontro con una macchina avrà sempre moltissimo da perdere. Alzare il piede dall’acceleratore, rallentando per fare attraversare una bicicletta, può farti perdere qualche secondo di coda 100 metri più avanti? E’ davvero una perdita così grave?

Bisogna continuare a provarci

Un paio di settimane fa stavo partecipando alla via crucis del rientro dal lavoro su una statale trafficata con punte di velocità di 20 km orari. Ad un incrocio poco avanti vedo 2 ciclisti con bici a pieno carico, direi cicloturisti stranieri. Sono in evidente difficoltà per un attraversamento che appare improbo, dall’altra parte della statale c’è un ostello, presumo sia la loro ragionevole destinazione. Conosco anche gli effetti del caldo e di una lunga giornata in bici, per cui decido di rallentare ulteriormente per farli attraversare in sicurezza, 200 metri più avanti la coda è comunque bloccata. Nell’attimo in cui rallento, un Tir dietro di me si butta in sorpasso strombazzando, e brucia l’incrocio per guadagnare un paio di posizioni. Sono frazioni di secondo, per poco i ciclisti non ci finiscono sotto! I due malcapitati arrivano dall’altra parte della carreggiata, mentre la coda continua inesorabile la sua marcia a singhiozzo. Bisogna continuare a provarci. Un giorno ce la faremo, un giorno rispettare i più deboli per la strada sarà un gesto normale, un giorno i pedoni non ti ringrazieranno più perché ti sei fermato per farli attraversare sulle strisce … come prevede la legge.

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